La promessa di Jaenne – ESTRATTO IN ANTEPRIMA

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Versailles, Francia – Gennaio 1692

Jeanne aprì gli occhi.
Era ormai giorno, la luce del sole filtrava dalle finestre, le imposte dimenticate aperte.
Faceva freddo ma lui era accanto a lei, ne sentiva il calore del corpo nudo premuto contro il proprio, il suo respiro sulla spalla a solleticarle la pelle. Lo sentiva, sentiva il suo calore, il suo odore. Si voltò appoggiandosi su un gomito. La stanza era gelida, realizzò, il camino orami spento da ore. Un rapido sguardo alle finestre e comprese che aveva ricominciato a nevicare. Poi tornò a osservarlo, il volto era rilassato e non riuscì a evitare di allungare una mano e accarezzarlo con la punta delle dita. Un tocco lieve, per non svegliarlo. Gli scostò una ciocca di capelli dalla fronte, piano, con delicatezza. Le sembrava un sogno, tutto ciò non poteva essere capitato davvero a lei, pensò… ma quell’uomo era suo.
Tornò ad appoggiarsi sui cuscini e osservò la sua mano sinistra come se cercasse una dimostrazione che quanto accaduto fosse davvero reale e non una delle sue tante fantasie. Eppure eccolo lì, quel sottile cerchietto dorato simbolo del loro legame. La sua fede nuziale.
“Buon Dio”, pensò, “mi sembra impossibile eppure sono sua moglie. La moglie dell’ultimo uomo che avrei mai pensato posasse gli occhi su di me”.
Invece a volte il destino poteva riservare delle sorprese, delle magnifiche e imprevedibili sorprese. Nessuno avrebbe mai scommesso su loro due, sul loro amore… Dopotutto appartenevano a due mondi troppo diversi per pensare che qualcosa di serio e duraturo potesse nascere tra loro. Forse lei stessa aveva dubitato all’inizio ma l’anello che portava al dito era la dimostrazione che a volte anche l’impossibile poteva diventare realtà e che l’amore era più forte di tutto.
Sorrise, felice.
Strinse la mano di Nicolas appoggiata sul suo fianco e se la portò al petto. Lo sentì muoversi e stringersi ancora di più a lei. Le loro gambe intrecciate, il corpo perfettamente modellato contro quello di lui, forte e incredibilmente virile.
Si sentì arrossire al pensiero di quanto accaduto la notte appena trascorsa, dopotutto era arrivata priva di qualunque tipo di esperienza intima con un uomo alla prima notte di nozze e doveva ammettere che quanto scoperto le era piaciuto molto… Certo, sapeva a grandi linee cosa sarebbe successo ma non si aspettava nulla di simile. Sua madre le aveva insegnato tante cose nella vita ma non si era di certo prodigata nel renderle note le gioie del sesso…
Il pensiero la fece ridere, non si trattenne al pensiero di sua madre che le faceva certe confidenze intime mentre impastava il pane o spazzava il pavimento in locanda. Grazie al cielo qualche amica più smaliziata e disinibita di lei l’aveva avuta, così una vaga idea di cosa l’aspettava se l’era fatta. Era anche vero che prima del matrimonio, durante i mesi del loro fidanzamento, lei e il promesso sposo non si erano limitati a guardarsi negli occhi o a stringersi la mano, pensò, ma Nicolas aveva sempre mantenuto un controllo da ammirare… avesse immaginato cosa la aspettava probabilmente avrebbe spinto perché si controllasse un po’ di meno e mettesse da parte il suo atteggiamento da gentiluomo quale era.
“Ma che non voglio in nessun modo che mantenga con me in camera da letto. Questa notte è stato… meraviglioso e travolgente. È stato perfetto”, pensò soddisfatta ridendo tra sé.
«Cosa c’è… Perché ridi da sola?» sentì mormorare.
Per risposta rise ancora più forte, felice di essere lì, in quel letto tra le sue braccia. Si volse a guardarlo, aveva gli occhi mezzi aperti che lasciavano intravedere il verde acqua delle iridi. Le labbra atteggiate in un sorriso sensuale, invitante che rendeva irresistibile il suo viso perfetto. Lo baciò, gli accarezzò il viso dalla mascella squadrata e dalla pelle resa appena ruvida da un accenno di barba.
Nicolas aprì completamente gli occhi e la guardò, divertito. La strinse a sé e lei gli cinse i fianchi con una gamba e lo sentì, duro ed eccitato contro di sé. Jeanne gli accarezzò i capelli, morbidi e spettinati, era così bello in disordine, così diverso dall’uomo dall’aspetto impeccabile e rigoroso che aveva conosciuto alcuni mesi prima e di cui si era innamorata. Ma questo Nicolas, così spontaneo e appassionato, era l’uomo che avrebbe amato per sempre e a cui aveva legato il cuore, il corpo e l’anima.
«Buongiorno Maresciallo de Catinat, ben svegliato» gli disse Jeanne continuando ad accarezzargli i capelli folti che gli ricadevano sulle spalle. I raggi del sole ormai alto nel cielo ne esaltavano i riflessi ramati, quasi rossi e gli davano un’aria selvaggia. Nicolas si sollevò sulle sbraccia sciogliendosi dall’abbraccio e lei si ritrovò sotto di lui sentendosi così piccola in confronto al marito così forte, alto e muscoloso. Gli accarezzò le spalle ampie per poi prendergli il viso tra le mani. Lo spinse verso di sé e si domandò come un uomo così, dalla bellezza tanto perfetta e disarmante, un aristocratico, un Maresciallo a servizio di Sua Maestà Luigi XIV, avesse scelto proprio lei, Jeanne Arnaud, una locandiera nata e cresciuta nel centro di Parigi.
«Buongiorno Madame de Catinat. Ti ho già detto che ti amo?» domandò lui con un sorriso per poi baciarla sulla gola, proprio in un punto che Jeanne non avrebbe mai pensato essere tanto sensibile.
«No… non nelle ultime ore almeno. Dimmelo ancora…» le parole quasi le morirono in gola quando la lingua dell’uomo le sfiorò un capezzolo in una carezza sensuale, intima.
«Ti amo Jeanne» le disse lui staccando le labbra dal seno dalla pelle sensibile e la donna si sentì travolgere da una sensazione intensa, bruciate che partiva dal basso ventre, da un punto nascosto del suo corpo impaziente ed eccitato. Sollevò i fianchi ma Nicolas la face appoggiare al materasso.
«Non c’è fretta amore mio» le sussurrò in un orecchio sfiorandole il lobo con la lingua.
Nicolas la baciò in viso, sugli occhi, sulle labbra. Tornò a baciarle il seno, succhiandole i capezzoli in una lenta, dolce tortura. Jeanne voleva toccarlo, esplorare il suo corpo come aveva fatto la notte appena trascorsa, ma lui le trattenne i polsi.
Si sollevò guardandola in viso, gli occhi scuri per il desiderio e la voce era roca, profonda quando parlò.
«Lascia fare a me Jeanne, voglio vederti e sentirti godere».
Queste parole la imbarazzarono e la eccitarono allo stesso tempo. La ragazza inesperta e innocente che era entrata in quel letto la notte precedente faceva ancora fatica a lasciarsi andare completamente e mettere da parte tutte le sue inibizioni, ma non era il momento di essere timida. Jeanne annuì, non riusciva a parlare così si limitò a un cenno della testa. Lui le lasciò i polsi permettendole di mettersi comoda sul materasso con le mani vicino alla testa, appoggiate sul cuscino.
Nicolas accarezzò ogni centimetro del corpo della moglie, le baciò la pelle percorsa da brividi di piacere e lei si lasciò sfuggire un gemito quando le fece aprire le gambe e si chinò a baciarle l’interno delle cosce. Jeanne riaprì gli occhi tenuti chiusi fino a quel momento e lo guardò, affascinata dall’immagine delle spalle ampie e possenti del marito tra le gambe e i suoi capelli ramati che le sfioravano il ventre.
Stava per mettermi a urlare…
Non pensò più a niente e a nessuno.
Non esistevano più promesse da mantenere, segreti da custodire. In quel momento non esisteva più nemmeno Isabelle e il giuramento che le aveva fatto. Non esistevano né Jacques, né il Re, Versailles e tutta l’aristocrazia francese…
C’erano solo lei e Nicolas.
Per sempre…

©MARTA SAVARINO – 2014

Cover realizzata da: ELISABETTA BALDAN

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